11 Novembre 2019

«No Papà, non riesco ad accettarlo». La struggente lettera di Mirko Sinibaldi al papà Giuseppe

Lo sfortunato operaio, 63enne e vedovo da alcuni anni, è deceduto tragicamente sabato scorso mentre era al lavoro nella discarica di Lazio Ambiente a Colleferro. Tra poche settimane sarebbe andato in pensione.

Dolore e lacrime a Colleferro per la drammatica morte di Giuseppe Sinibaldi. Nella tarda mattinata di sabato scorso l’operaio 63enne originario di Gavignano, prossimo alla pensione, era al lavoro come di consueto nella discarica di di Lazio Ambiente nella zona di Colle Fagiolara, quando, secondo la ricostruzione dell’incidente pubblicata da Il Messaggero, è stato investito da un mezzo pesante in retromarcia, finendo nell’invaso della discarica e morendo dopo un volo di oltre 20 metri.

La salma dell’uomo è stata trasportata presso il policlinico di Tor Vergata, per lo svolgimento dell’esame autoptico come disposto dalla Procura di Velletri, mentre il conducente del tir è stato iscritto nel registro degli indagati per omicidio colposo. Sulla vicenda indagano la Polizia Scientifica e gli ispettori del lavoro della Asl Roma 6. Sinibaldi, che alcuni anni fa aveva perso la moglie per un male incurabile, lascia due figli di circa trent’anni. Uno dei due, Mirko, ha pubblicato ieri questa struggente lettera sul suo profilo Facebook.

«No Papà non riesco ad accettarlo. No non così. No non per un incidente dove sei stato ingiustamente coinvolto. Non per incidente a lavoro. Non per un incidente a lavoro di sabato. Non per un incidente a lavoro un mese prima della finalmente aspettata, guadagnata, sudata, e sofferta pensione. No non riesco ad accettarlo.

No non riesco ad accettare che pochi minuti prima che accadesse ci siamo sentiti per telefono e mi avevi detto “appena stacco da lavoro andiamo a fare spesa insieme” ed io ti ho anche risposto male prima di riattaccare. No non riesco ad accettarlo. Non riesco ad accettare che sei andato via così tutto ad un tratto senza neanche il tempo di dirti ti voglio bene, e perdonami per non avertelo detto mai, perdonami per tutte le volte che ti ho risposto male, non ti ho dato le attenzioni che volevi. No non riesco ad accettarlo sto male.

Non riesco ad accettare che sei dovuto morire li in quel posto schifoso da solo, non riesco ad accettare che non ero li accanto a te come in vita tua sei sempre stato accanto a me. No non riesco ad accettarlo che a 63 anni dovevi ancora lavorare. Lavorare sotto la pioggia a fare un lavoro duro per poter campare, campate te e campare me.

Per la prima volta in vita mia questa volta ho veramente paura. Non ero pronto a tutto questo, non ero pronto a rimanere solo in casa, non ero pronto per affrontare le giornate lavorative tornare a casa e non trovare nessuno, no non ero pronto! Da quando mamma é volata via sei stato tu la roccia che mi ha sorretto, che si é occupato di tutto, ti devo la mia vita.

Ti credevo indistruttibile Papà. Credevo di avere più tempo per dimostrarti il mio amore e ricambiare in qualche modo una vita di sacrifici che hai fatto per noi. Papà non riesco ancora a dire riposa in pace, vorrei che fosse solo un incubo. Papà mi manchi. Sono stato forte molte volte ma questa volta la vita mi ha proprio buttato a terra, non ho più forze e coraggio.  Papà saluta Mamma. Ti amo, e mi sento un vigliacco a dirtelo solo ora.

Abbiamo una spesa in sospeso da andare a fare».

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