venerdì 20 Gennaio 2012

Iannarilli contro il piano rifiuti regionale: “Non siamo cittadini di serie B, pronti a difenderci in tutte le sedi”

Perplessità e preoccupazione per le scelte della Regione Lazio in merito alla delicatissima gestione del trattamento e smaltimento dei rifiuti, che investono la nostra provincia in un modo che non può lasciarci indifferenti. Il piano dei rifiuti del Lazio che è stato approvato ieri dal Consiglio Regionale (da rimarcare che il via libera sia arrivato con 40 voti a favore e 23 contrari) prevede due scenari: uno, difficilmente raggiungibile, fissa la raccolta differenziata al 65%; l’altro, più realistico, si chiama “scenario di controllo” e ridefinisce la necessità di impianti di trattamento (ma non ne indica le ubicazioni), stabilendo poi cinque Ato (gli ambiti territoriali) che di fatto corrispondono alle cinque province ad eccezione dei comuni di Anagni e Paliano inseriti nell’Ato di Roma e i comuni di Minturno, Gaeta, Castelforte, Santi Cosma e Damiano e Spigno Saturnia inseriti in quello di Frosinone. Sempre ieri, però, il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso della Colari (la società che gestisce Malagrotta che fa capo a Manlio Cerroni) che contestava la dichiarazione dello stato di emergenza e dunque la nomina del prefetto Giuseppe Pecoraro come commissario, e il provvedimento di individuazione di Quadro Alto (Riano) per realizzare una discarica provvisoria. Ritengo quindi che si sia profilato un orizzonte decisamente contraddittorio e confusionale.  Il Piano rifiuti, di fatto, non localizza nulla, non opera scelte concrete e  il sistema degli impianti non è menzionato. Ciò che mi pare ancora più grave è che il Piano è privo di impegni finanziari, e di priorità stabilite. C’è solo una  percentuale del 65% da raggiungere sulla raccolta differenziata, con scadenze estremamente ravvicinate: un po’ utopistico considerato che in tutta la regione, attualmente, si viaggia su un’efficienza solo del 16-17%. Valuteremo e studieremo minuziosamente il documento e, se necessario, presenteremo un esposto alla Commissione della Comunità europea per inadempimento della Regione Lazio alle norme e alle prescrizioni comunitarie.  Il paradosso del paradosso è invece la corsa contro il tempo per realizzare impianti che consentano la chiusura della discarica di Malagrotta, per la quale il prefetto Pecoraio, alla fine del 2011, ha firmato una nuova proroga di sei mesi.

Tutto, insomma, sembra essere in contraddizione con quanto stabilito nel Piano regionale. Alla pagina 163, infatti, si attesta che: “considerati i quantitativi di rifiuto indifferenziato, risulta che gli impianti di trattamento meccanico biologico già presenti e autorizzati, consentono il raggiungimento dell’autosufficienza in tutti i subAto a partire dal 2015”. Negli anni precedenti i subAto di Latina (fino al 2014) e Rieti (fino al 2015) non risultano autosufficienti; gli impianti necessari per assicurare l’autosufficienza di questi subAto sono a tutti gli effetti già autorizzati ma non ancora realizzati. Il Piano attesta che per l’ambito della Provincia di Roma gli impianti TMB già realizzati (ce ne sono 4 a Roma che funzionano oggi per metà delle loro reali capacità) risultano sufficienti per lo smaltimento dei rifiuti dell’intera area. In base a questi presupposti, un nuovo impianto tra Anagni e Paliano non  può essere autorizzato, nonostante sembri essere proprio questa la nuova proposta che Ama ed Acea hanno formalizzato al prefetto Giuseppe Pecoraio: un Tmb da realizzare in 12 mesi e capace di trattare le mille tonnellate quotidiane di rifiuti romani. Ama (gestione rifiuti) e Acea (attiva nei settori acqua, energia e ambiente) controllate entrambe dal Campidoglio, propongono infatti di ristrutturare e potenziare un impianto di proprietà di una società del gruppo  Acea, già in funzione nell’area industriale di Castellaccio, a Paliano, e autorizzato dalla Regione a trattare 120mila tonnellate annue di rifiuti (non domestici). L’investimento, a carico di Ama e Acea, ammonterebbe a 25-30 milioni, finanziati tramite un possibile aumento delle bollette a partire dal 2013. La gestione dell’impianto, invece, dovrebbe essere affidata a una società costituita ad hoc, con capitale 51% Acea e 49% Ama. L’impianto, oltretutto, si troverebbe a soli 10 km dal termovalorizzatore di Colleferro, di proprietà del gruppo Gaia (commissariato dal 2007) che la Regione, tramite la neocostituita società Lazio Ambiente, si prepara ad acquisire. La proposta di Ama e Acea non ha avuto ancora l’ok ufficiale del Prefetto, ma è citata nell’ordinanza di proroga della discarica di Malagrotta fino al 30
giugno 2012. Ordinanza firmata a fine 2011 da Pecoraio, dopo che i tecnici della eGiovi (la società che gestisce la discarica), hanno certificato la disponibilità di ulteriori 1,3 milioni di metri cubi. Non più tardi di tre mesi
fa lo stesso Cerroni, proprietario di Malagrotta, aveva parlato di «discarica esaurita» per poi comunicare a fine anno la messa a disposizione di ulteriori volumetrie, grazie soprattutto a «lavori di rimozione delle terre eccedenti». Allora, non è un caso che il comune di Paliano rientri nell’Ato di Roma…ma cosa più importante è che il territorio in questione è fortemente compromesso e inquinato nell’atmosfera, nelle acque e nei terreni. Quindi le scelte compiute risultano irresponsabili e irrealizzabili. Forse nella Capitale pensano che alcune notizie da noi non arrivano oppure ci ritengono cittadini di serie “b”,  ma abbiamo sempre dimostrato,  in tutti i settori, le nostre capacità. Lavoreremo solo ed esclusivamente per il meglio della nostro territorio, ricorrendo all’occorrenza in tutte le sedi e a tutti i livelli”.

il Presidente della Provincia di Frosinone, On. Antonello Iannarilli.

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